13 mag 2010
Un'oasi metropolitana a energia solare: non chiamatela panchina!

Di luoghi di incontro o di attesa più confortevoli se ne approfitta sempre volentieri: ai giorni nostri, pensiamo alla moda dei cafè letterari con accesso senza fili a internet o ancora agli spazi per loro natura "multifunzionali" (come molti di quelli del Fuorisalone 2010): attraverso la loro capacità di soddisfare contemporaneamente un importante numero di esigenze, sono in grado di rendere più piacevole l'esperienza di una moltitudine di utenti.
Tra i luoghi di "passaggio" dove spesso si trascorre in modo "passivo" il proprio tempo, in attesa ad esempio di un mezzo di trasporto come un treno o un autobus, ci sono le classiche banchine o le tipiche pensiline: spesso bistrattate e abbandonate a un inesorabile declino, in balia delle sofferenze inferte dal trascorrere del tempo e da utenti diciamo "poco cortesi", solo negli ultimi anni hanno attirato l'attenzione di designer e urbanisti che ne hanno scoperto progressivamente l'importante potenziale sociale.
Senza arrivare alle classiche situazioni da ascensore, questi luoghi sono un interessante materia di studio per chi si occupa di scienze sociali: del resto, i tipici ritardi dei mezzi pubblici costringono gli utenti a "convivenze forzate", a volte piacevoli ed a volte un po' meno.
Una cosa che può essere data per certa è che questi luoghi possono essere resi decisamente più piacevoli da frequentare e nel progetto che presentiamo oggi ci prova, direttamente dal Brasile, lo Studio Baita Design, che ha prestato particolare attenzione alla qualità del tempo trascorso in questi punti di passaggio, trasformandoli in luoghi da vivere, anche intensamente.
Come? Con una vera e propria oasi urbana: "Oasis" è infatti il nome del progetto e la realtà non si discosta più di tanto. Siamo di fronte alla Rolls Royce delle panchine: 3 metri per 12, è capace di occupare il suolo pubblico per offrire in cambio, su di un lato, uno spazio per fermarsi a mangiare uno snack con tanto di sedie e tavolini, sull'altro, un piccolo parcheggio per qualche bicicletta. In mezzo, doverosamente, delle sedute per chi vuole o deve fermarsi ad attendere un mezzo di trasporto o ancora, riposare. Il tutto sotto un tetto ricoperto di pannelli solari, utili sia per alimentare piccoli gadget tramite delle apposite prese, sia ad approvvigionare la rete pubblica quando l'energia prodotta non viene diversamente consumata.
Le generose dimensioni e la ricchezza della dotazione ne fanno un arredo urbano polifunzionale ideale per le grandi piazze, soprattutto nelle città turistiche ma perchè no, un po' ovunque. Possiamo poi ritenere particolarmente apprezzabile il tentativo di ricostruire un momento di socialità, attraverso il tavolino con le sedie, non proprio tipico di questa situazione.
Notevole è anche la sfida posta alla civiltà delle persone che sono destinate a vivere questa oasi dei tempi moderni, ma sicuramente un'idea così coraggiosa merita attenzione, non fosse altro per l'aver creduto in una utilità sociale diversa e innovativa di un arredo sino a pochi anni fa significativamente ignorato nel suo potenziale.
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